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Cari Amici di Carovana,

sono Giuliana Scarso vivo nella provincia di Alessandria e purtroppo molti di voi non mi conoscete perché non vivendo nella stessa comunità non abbiamo avuto modo di frequentarci. Vi ho raggiunto al meeting dell’Aprile 2015 a Bologna. Proprio durante quell’incontro ho potuto parlare con il ns. presidente Beppe Mambretti  e poter fare la mia richiesta cioè il VOLER PARTIRE da sola per una missione umanitaria in Tanzania e soprattutto di poter dare il mio contributo aiutando i bambini. Purtroppo io non sono dott.ssa e neppure un’ infermiera ,  come molti di voi,  che partite con carovana per l’assistenza medica. Avevo però  tanto  desiderio di partire,  penso che  Beppe lo abbia percepito, mi ha dato fiducia,   e dopo di chè ho avuto il benestare per la mia missione. Io sono partita per l’africa i primi giorni di gennaio con altra destinazione e , il 1 Febbraio 2016 ho preso (per scelta) il pullman che da DAR ES SALAAM  partiva con destinazione HEDARU. Un viaggio bellissimo durato circa 8 ore ,  molto interessante vedere  i  paesaggi  e i villaggi che attraversavamo nel viaggio. La varietà e la  diversità delle persone che salivano e scendevano dal pullman.  Lì ho iniziato a capire un po’ cose’ la vera “AFRICA” . Un viaggio che vi consiglio di fare qualora decideste di partire per la missione.  Dopo questa premessa vi racconto qualcosa di Hedaru e dei ragazzi.

Sono arrivata ad Hedaru  ed il carissimo Don Bruno è venuto a prendermi alla fermata del pullman, faceva un caldo torrido, ero stanchissima, arriviamo alla casa parrocchiale, pensando di farmi una doccia invece non c’era acqua e neppure la corrente elettrica. Pazienza!!!!!!!mi rassegno, mi guardo intorno  e penso…… Giulia  ma dove sei??? Riuscirai a farcela??? Don Bruno mi mostra la mia stanzetta con il bagno nel corridoio, ne prendo possesso e dopo di che inizia la mia bella avventura. Dapprima ho conosciuto Mamma Stella, una bellissima e dolcissima donna, la quale è molto buona  e brava con i ragazzi ma nello stesso tempo sa  farsi rispettare e dare loro un’educazione. Devo dire che questo l’ho capito dopo un po’ di tempo che vivevo con loro perchè  ho avuto dei  problemi di inserimento con i ragazzi. Molto probabilmente si domandavano il perché io fossi lì e cosa facessi!!!!  Purtroppo loro non sono  abituati ad avere una persona estranea che li aiuti. Il loro punto di riferimento è  “Mamma Stella”   che,  essendo  da sola, le  resta molto difficile dover  gestire 10 ragazzi, facendole da mangiare, lavare e riordinare la casa, di conseguenza nelle stanze esisteva un vero caos.   Devo precisare che sono delle stanzette dove  dormono in  4 con 2 letti a castello e non hanno neppure un posto per un piccolo armadio. Sicuramente nella futura casa di Mabilloni non sarebbe così perche ho potuto vedere che ci sono grandi spazi.                                                                                                                                                                                 Quando sono entrata in casa loro, mi sono spaventata per il disordine che ho trovato, non sapevo da che parte incominciare e  sino a quale punto potevo  inoltrarmi nella loro vita privata. I ragazzi più grandi mi guardavano con diffidenza, molto probabilmente si chiedevano cosa voleva “questa musungu” in casa loro??. Ero veramente  preoccupata, pensavo di non riuscire a farcela perché ero sola. E’ stato invece molto bello il primo incontro con SABUNI e JAQUELINE,  due bimbi di 6 anni adorabili ….Il primo mattino che sono arrivata nella casa, c’erano  loro 2,  oltre  ad Anna, una bimba di soli 18 mesi e  mamma Stella.     La mia prima mansione è stata quella di pulire la verdura da cuocere per il pranzo. Ero seduta in cortile con la cesta delle verdure, mi guardavo intorno e cercavo di capire cosa dovevo fare e da dove potevo iniziare.  La piccola Anna  girava a carponi per il cortile mettendosi in bocca qualsiasi cosa trovasse in terra. Naturalmente senza il pannolino (come i  ns. bimbi) facendo i bisogni in giro. Gli altri due, la accudivano e nello stesso tempo aiutavano Mamma Stella nelle faccende di casa.  Dopo un paio di giorni che frequentavo la casa, ho deciso di far ordine e pulizia nelle stanze. Non voglio scendere in particolari perché non mi sembra il caso, però so  di aver fatto parecchio lavoro e Mamma Stella era molto felice. Con i ragazzi sono riuscita ad instaurare un bellissimo rapporto perché sono veramente dei bravi ragazzi, hanno bisogno veramente di tante cose e si accontentano di ciò che per noi è il “nulla”. Ho veramente tanti ricordi nella mia mente, “ il chiupi day” sarebbe la festa che abbiamo fatto quando ho comprato loro le mutande, (perche i maschi non le possedevano) abbiamo ballato, mangiato pane e nutella e bevuto coca cola.   Avendo ricevuto dei soldi  da parte di alcune  mie amiche, messi  a disposizione dei bimbi, mi sono permessa di portarli  una sera in un ristorante  a mangiare kuku (pollo) e patatine, è stato molto bello leggere negli occhi di questi bimbi la loro felicità perché finalmente mangiavano il pollo. Non che a loro mancasse il mangiare perché a differenza di altri sono ancora molto fortunati ma, è chiaro che mangiano tanta polenta, riso e fagioli. Nelle settimane successive,  per risparmiare ho  comprato  il pollo crudo e lo si cucinava in casa. Era fantastico vedere i ragazzi che pelavano le patate e le  facevano friggere; preparavano il fuoco per  arrostire il pollo in  quella piccola cucina che avevamo in cortile.

Vivere l’Africa e viverla come ho potuto fare io è un privilegio,  ti rendi conto di tante cose e soprattutto di come  vivono e di cosa si accontentano. Voglio menzionare i miei ragazzi più alti “ hibraim,Eriky,Halì, Agapitta, Listony, Cristine,Eleonia che al mattino  si alzavano  presto per andare a scuola, rientravano a casa per il pranzo, ed era una festa quando trovavano gli spaghetti con il sugo che gli preparavo, oppure la peperonata con il riso. Il pomeriggio ancora scuola e poi tutte le attività per l’andamento della casa e della famiglia. Mai nessuno di loro “purtroppo” oziava, dai più piccoli, Sabuni e Jaqueline,  ai più grandi. Chi lavava i piatti e le pentole  o chi faceva il bucato.  Da tener conto che  queste  operazioni  venivano  svolte  in   cortile usando l’ acqua che veniva raccolta in secchi durante le giornate di distribuzione. Non tutti i giorni avevamo l’acqua a disposizione di conseguenza dovevamo saperla dosare per non rimanere completamente senza.  Chi accudiva i maialini, chi accendeva il fuoco per cucinare e chi accudiva anche alle pentole sul fuoco, quando mamma stella andava a far spesa. Insomma tutti lavoravano e si guardavano a vicenda. Sono stata molto felice quando un giorno sono entrata nella stanza dei ragazzi ed ho trovato tutto in ordine. Le scarpe allineate sotto il letto, le valigie dove loro riponevano i vestiti, tutte in ordine e finalmente gli abiti della scuola e le cartelle appese alle rastrelliere che gli avevo fatto apporre alle pareti. Che bello ormai anche io facevo parte della famiglia, arrivavano in casa, mi guardavano con un sorriso e mi salutavano chiamandomi DADA GIULIA.  Purtroppo con i problemi di lingua non potevamo avere dei colloqui però riuscivamo a capirci dal tono della voce, con gli sguardi e con i gesti delle mani.      Devo ringraziare Brothers  SHABA  e   JOSEPH,  i quali fanno parte della comunità dei Fratelli di Gesù del Buon Pastore  che assistono la famiglia, perché  mi hanno aiutata per la sistemazione di alcune cose  nella  casa ed   hanno anche provveduto  a comprare  ciò che ritenevo necessario per i ragazzi. Un mese con loro è proprio volato via velocemente,  ho cercato di dar loro tutto ciò ’ che mi era possibile , non solo cose materiali  ma Amore e Affetto. Sono ragazzini  indipendenti,  cresciuti  molto in fretta,  a causa delle  avversità della vita.   Mamma Stella è una donna molto forte sà educare e farsi rispettare perché quando Lei parlava o chiedeva, tutti erano sull’attenti. Certo…..sarebbe molto bello poter regalar loro qualche momento in più di gioco e spensieratezza (come accade ai ns. bimbi)!!!!!).                                      Il  1° marzo sono purtroppo dovuta ripartire e lasciarli a malincuore, (anche loro erano molto tristi per la mia partenza) gli  sono grata  per tutte le cose che inconsapevolmente mi hanno insegnato,  le quali  hanno lasciato un segno indelebile nella mia mente e nella mia anima. So’ di aver ricevuto da parte loro una lezione di  vita ed una ricchezza interiore che  non si può dimostrare, la si può solo percepire vivendo certe emozioni.  Auguro anche a voi di poter vivere un’esperienza come ho potuto vivere io con i ragazzi  di Hedaru perché è molto difficile descrivere con le parole le emozioni  e ciò che si prova  vivendo in una comunità come questa.

Vi saluto tutti  e ringrazio ancora Beppe per avermi dato fiducia e dato la possibilità di partire per la missione.

 

Cassine,11/04/2016

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