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Due anni fa ho avuto la grandissima occasione di poter partire in missione grazie ad una Borsa di studio promossa dall’associazione “La Carovana del Sorriso” di Lecco. Non appena sono tornata da quella indescrivibile esperienza ho detto ad Andrea, il mio fidanzato, che un giorno o l’altro sarebbe dovuto partire anche lui perché questa è un’esperienza che almeno una volta nella vita andrebbe vissuta. Infatti sono veramente convinta che questa sia una di quelle eccezionali occasioni che la vita ti offre per cercare di crescere a livello umano, per riuscire ad aprire un po’ di più il cuore e per comprendere quanto basti poco per essere felici veramente.

Con mia grande gioia Andrea ha risposto immediatamente con entusiasmo al mio invito e così, già il mese seguente il mio ritorno, abbiamo cominciato a progettare il nostro viaggio in Africa insieme. Sembrava andare tutto liscio: avevamo già pianificato e prenotato il tutto per l’estate successiva. Purtroppo però è arrivato il Covid ed abbiamo dovuto accantonare momentaneamente il nostro grande sogno.  L’incertezza di poter salire sull’aereo che ci avrebbe portati in Africa ci ha seguiti sino allo scorso mese di luglio. Poi, fortunatamente, abbiamo avuto il via libera e non ci ha fermato più nessuno! Il giorno 2 agosto siamo partiti: la prima tappa è stata l’sola di Zanzibar, dove ci siamo fermati per due settimane.

Il giorno martedì 17 agosto, dopo una breve tratta in aereo ed alcune ore in jeep, ho finalmente riabbracciato i “miei” bambini! Erano due anni che aspettavo quel momento e non vedevo l’ora di rivedere tutti! L’accoglienza da parte loro è stata davvero speciale! Il calore dei loro abbracci, la felicità nei loro occhi e la sincera voglia di amare che hanno quei bambini, mamma Stella ed i brothers non si può descrivere a parole. Queste persone ti sanno dare tantissimo senza chiedere nulla in cambio…e questa è una cosa che tutti noi dovremmo imparare. L’emozione nel rivederli è stata davvero travolgente!

I bambini, anche se solo a distanza di due anni, sono molto cresciuti (non solo fisicamente). Forse questo dipende dal fatto che qui, alla “Casa degli Angeli”, ogni bambino e bambina si deve prendere la propria parte di responsabilità, piccola o grande che sia, deve assumere il proprio ruolo e collaborare per il bene di tutti. Inoltre molti di loro, sin dai primi anni di vita, vivono situazioni davvero difficili, spesso con esperienze molto gravi e traumatiche. Hanno però una dote davvero speciale: la capacità di rispondere alle avversità con un senso di responsabilità, senza perdere la fiducia nel futuro. Infatti ognuno di loro ha compreso la grande seconda possibilità che la vita ha dato loro, facendoli entrare a far parte della famiglia della Casa degli Angeli. E proprio per questo motivo cercano di rendersi il più utile possibile, così da ringraziare giorno per giorno la vita per quella nuova opportunità.

Un’altra grande dote che hanno è quella di mostrare sempre il sorriso. Un sorriso che i bambini e le persone che abitano qui, in questo piccolo spazio di mondo collocato nel nulla, non perdono mai. La cosa che più mi impressiona positivamente è quanto siano sempre predisposti nell’offrire e regalare ottimismo a chi hanno dinnanzi, senza riserve.

Tutto questo è uno dei più grandi insegnamenti che porterò sempre nel mio cuore: l’ottimismo, la calma e la fiducia nel domani.

Abbiamo poi conosciuto i tre super nuovi arrivati: Nikolaus, Adenlight e Natalino, che ci hanno accolto con gioia ed allegria. Ogni volta che si conosce un nuovo ospite dell’orfanotrofio ci si sente molto fortunati perché ognuno di loro è davvero unico e speciale…ti danno e ti insegnano davvero tanto a livello di rapporti umani e non solo. Con la loro semplicità e trasparenza smontano tutte le “false certezze” che la nostra vita frenetica ci inculca, riportandoci invece a riscoprire quelli che sono i veri valori ai quali dovremmo puntare nell’arco della nostra esistenza.

Siamo stati piacevolmente sorpresi anche nel vedere quanto curati e belli siano tutti gli ambienti e gli spazi alla “Casa degli Angeli”. Sono stata veramente colpita nel vedere tutte le novità ed i grandi cambiamenti che sono stati effettuati a Mabilloni, rispetto a quando sono scesa due anni fa. Infatti, in questo lasso di tempo, è stata costruita la bellissima chiesa dedicata a San Francesco e anche un comodissimo ufficio a lato dell’orfanotrofio. Vicino a questo edificio è stata realizzata anche una struttura con riportata una scritta, per dare il benvenuto a chi arriva al “Caroana Charity Village”.

Molto importante sono stati anche i lavori per la realizzazione (ormai quasi completa) di una recinzione lungo tutto il perimetro della struttura, per rendere la stessa più sicura e protetta.

Mamma Stella ci ha inoltre mostrato, con molta soddisfazione, i nuovi “mobili” della cucina. Questi infatti sono stati modificati per essere più funzionali e comodi. Tra le altre cose abbiamo anche fatto la conoscenza di nuovi simpatici ospiti: conigli, galline e maiali, dei quali i bambini si prendono cura.

L’obiettivo principale di questa missione è stato il “Progetto camping”. Questo è consistito principalmente nell’insegnare ai nostri amici, specialmente a quelli più grandi, cosa occorre fare nel caso in cui arrivino dei turisti che desiderano soggiornare al Carovana Charity Village.

Abbiamo quindi pianificato delle simulazioni di questa possibile situazione e, tra risate e momenti di serietà, i ragazzi hanno sperimentato ed imparato il primo approccio dell’accoglienza dell’ospite.

Tra le altre cose, hanno imparato a chiedere quante persone devono essere accolte e se desiderano dormire insieme o divise, così da scegliere la tenda dell’ampiezza più adatta.

Hanno poi imparato a montare diversi tipi di tenda (piccola da 1-2 persone e grande fino a 5 persone).

Proprio per questo scopo abbiamo portato nella nostra valigia una tenda molto grande che può accogliere anche cinque persone e che, dopo un paio di tentativi e prove, siamo riusciti tutti insieme a montare con facilità. Per cercare di rendere il più possibile sicuri ed autonomi i ragazzi abbiamo montato, smontato e rimontato diverse volte tutti i tipi di tende. Devo dire che questa esercitazione li ha aiutati moltissimo a prendere sicurezza e velocità.

Un altro importante punto di questo progetto è la cura dell’arredamento nella zona campeggio. Infatti, per poter offrire ulteriori servizi ai turisti, i ragazzi hanno imparato ad assemblare anche le brandine militari, da collocare nelle tende, ed il gazebo, perfetto per le giornate più soleggiate sotto cui andranno disposte le sedie ed i tavoli.

Devo dire che tutti i ragazzi coinvolti (e non) sono stati molto entusiasti e si sono messi davvero d’impegno per riuscire al meglio anche in questa attività.  Sono molto fiera e soddisfatta nel vedere che stanno crescendo così: responsabili e con molta voglia di fare.

A tal proposito sono davvero tanto orgogliosa e contenta dei bambini anche a livello scolastico. Infatti, quando abbiamo visitato la Primary School (la scuola dei più piccoli) le maestre hanno voluto complimentarsi molto e ci hanno mostrato i grandissimi progressi che i nostri bambini stanno facendo.

Oltre a visitare la Primary School abbiamo visitato anche la scuola dei Masai, costruita grazie all’associazione “La Carovana del Sorriso”. Anche a loro abbiamo donato parte del materiale scolastico raccolto grazie al Progetto Solidarietà proposto nella scuola dell’infanzia statale di La Valletta Brianza (Ics Don Piero Pointinger) nel dicembre 2019, dove insegna mia mamma. Il grande entusiasmo, al ritorno dalla mia prima esperienza in Missione, infatti mi ha spinto a fare qualcosa di concreto per i miei piccoli amici e così ho organizzato, con l’aiuto di mia sorella, un intervento presso questa scuola, spiegando ai bambini e al personale scolastico cos’è “La Carovana del Sorriso” e di cosa si occupa. Tramite la Lim ho mostrato loro un Power Point con immagini e video, raccontando la mia prima bellissima esperienza in Tanzania. Abbiamo insegnato loro anche il ritmato canto “Jambo Bwana”, animandolo poi tutti insieme con i gesti. È stata davvero una bella esperienza ed i bambini hanno risposto con tanto entusiasmo. Attraverso un piccolo volantino abbiamo invitato le famiglie a partecipare alla raccolta di materiale scolastico (matite, gomme, pennarelli, libri…) che io e Andrea abbiamo portato in Tanzania quest’anno. È stata davvero una bella iniziativa che spero di poter riproporre nuovamente in futuro in quanto, oltre ad aver portato ad una raccolta significativa di materiale, ha soprattutto offerto l’occasione ai piccoli alunni di sperimentare quanto sia bello donare e nel contempo scoprire quanto possa essere arricchente aprirsi agli altri.

Abbiamo poi avuto l’opportunità di vedere il fantastico mercato ricco di colori, profumi e odori di ogni genere. C’è chi vende frutta, chi verdura, chi pesce, chi vestiti o scarpe, chi caramelle, chi animali e chi spezie dai mille colori.

Tra le varie esperienze che abbiamo vissuto durante questa missione mi piace ricordare la tappa all’ospedale di Moji.

Infatti, vista la situazione Covid, abbiamo dovuto fare un tampone 72 ore prima della partenza e quindi abbiamo raggiunto Moji, dopo circa 4 ore di macchina, accompagnati dal mitico brother Valerian.

Durante questa “avventura” abbiamo fatto tappa dai brothers di Changali, dove ho ritrovato Moses, un brother conosciuto due anni fa, e dove abbiamo dormito la notte.

Valerian ci ha anche portati in montagna per far visita ad alcuni suoi parenti ed in questa occasione abbiamo visto il fantastico monte del Kilimanjaro (esperienza molto rara perché questo monte è talmente alto che nella maggior parte del tempo è coperto dalle nuvole).

Un altro evento molto elettrizzante è stato quando, durante il viaggio in macchina verso l’aeroporto, abbiamo visto alcuni elefanti fermi a bordo strada: è stato magnifico, anche perché del tutto inaspettato!! Sempre durante il viaggio di ritorno, appena siamo partiti con l’aereo, abbiamo rivisto il monte Kilimangiaro: abbiamo avuto talmente tanta fortuna che siamo riusciti a scorgere tutte e 3 le vette del monte.

Purtroppo questa avventura in Africa è veramente “volata” ed il giorno dei saluti è arrivato troppo presto. Abbiamo salutato tutti i bambini ed i ragazzi, mamma Stella ed i brothers, con grande tristezza ma anche con tanta speranza di poterci riabbracciare presto. Per ora non possiamo fare che altro che ricominciare a programmare una nuova avventura in questo magnifico Paese e sperare di realizzarla il prima possibile.

Quando eravamo sull’aereo, guardando il Kilimanjaro e quella splendida terra rossa, abbiamo sentito entrambi una forte stretta al cuore…consapevoli che stavamo lasciando un luogo più unico che raro, ricco di amore, di felicità, di rapporti umani. Una terra che ti dà tanto senza chiedere nulla in cambio. Per questo non si può fare altro che desiderare e sperare di poter ritornare là al più presto, dove abbiamo lasciato un pezzo del nostro cuore. E questa volta lo faremo indossando una nuova maglia: quella della fondazione Mission Bambini!!

 

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“Ho provato il Mal d’Africa più volte nella mia vita, ma mai forte come poco prima di partire dalla Tanzania.

Si, perché il Mal d’Africa ti prende non dopo che sei tornato, ma quando ancora sei là, quando guardando l’orizzonte pensi che tra poco dovrai lasciare quella terra ed allora ti sale un nodo in gola strettissimo, una forte malinconia, come se si stesse per dire addio alla propria casa.

Credo che il Mal d’Africa sia perché si sta per spezzare un legame molto forte, un legame che si crea inconsapevolmente tra il nostro io più profondo e la terra selvaggia, un legame che ci ricorda quello che eravamo prima di crearci intorno un mondo non nostro, fatto di palazzi e cemento.

Per me il Mal d’Africa è creato da questo, da un inconscio desiderio di continuare a rimanere legato ad una terra che ancora oggi si affronta a piedi nudi. Dal Mal d’Africa non si guarisce mai.

Può attenuarsi forse, ma una volta che ci si è ammalati si ha la consapevolezza che non si potrà mai più fare a meno di desiderare, prima o poi, di tornare là”.

Cit.

 

Un grazie di cuore a Beppe, per averci permesso di fare questa bellissima ed indimenticabile esperienza,

e anche alle nostre famiglie che ci hanno aiutato e supportato.