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Beppe Mambretti
Presidente

Un desiderio fiorito oltre ogni immaginazione

Quando insieme ad Ada, Aldo e Vincenzo andammo ad Oggiono per depositare l’atto formale che costituiva La Carovana del Sorriso onlus non pensavo che la scelta del nome, partecipata tra amici su Facebook, contenesse già una promessa al desiderio del mio cuore che è fiorita oltre ogni immaginazione. Al termine del cammino di ripresa umana e di conversione nella Comunità Cenacolo, pochi anni prima, mi era rimasto un unico grande desiderio: andare in missione. Confrontandomi con chi mi aveva guidato capii che dovevo rientrare a Lecco dove mi sarebbe stato indicato il cammino da fare.

Da quel momento si è composto un mosaico di relazioni, incontri e combinazioni che ha avuto in Medjugorje l’unico punto di incrocio. Il bisogno di dare per ricevere per dirla con le parole di Vincenzo, mixata alla pratica e all’esempio silenzioso di Roberto il “padre nobile”, il donare a tutti costi e a chiunque di Aldo, e il dare in allegria di Ada, hanno fatto sì che via via tanti altri poi ci seguissero e il nostro mondo si ampliasse, talvolta addirittura in modo ingestibile. Da allora sono passati cinque anni e Carovana pare già qualcosa di sperimentato di provato. Eppure dentro sento che di provata c’è solo la coscienza e il rimorso per non aver fatto meglio e di più… Insieme alla consapevolezza però che tutti insieme abbiamo realizzato tanto.

Mentre scrivo in effetti mi passano davanti agli occhi alcuni degli avvenimenti più belli che abbiamo vissuto. Penso ai volti rassegnati dei ricoverati nell’ospedale psichiatrico di Ciaplina (Erzegovina), o quelli dei bimbi raggianti seduti in braccio mentre consumiamo insieme una ministra a Butea (Romania), o ancora dei bambini Masai impauriti dall’uomo bianco (Muzungu) che li prende in braccio, o lo sguardo del malato psichiatrico che custodiva gelosamente la protesi confezionatagli dai volontari italiani. Ma vedo anche il volto dei ragazzi di Doboj che si ascoltano le lezioni di Claudio, il quale spergiura di non aver mai parlato in pubblico prima di allora, o la dignità di un clochard milanese che è arrivato docciato e profumato dal dentista volontario. Sta davanti a me ora come allora la gioia dei volontari di “missione Italia” per l’ennesimo successo dell’evento che si è appena concluso, o il grazie pronunciato dai pellegrini alle nostre guide durante un pellegrinaggio , come se portassero a loro qualcosa di magicamente diverso dallo spirito che ci accomuna; la capacità di contagiare anche chi viene da paesi dove il volontariato non è “di cultura”, com’è accaduto nell’agosto di quest’anno in Romania. Con tutto me stesso allora grido “grazie!” a chi fin dall’inizio mi ha offerto la possibilità di mettermi in gioco, ma anche a chi si è aggregato a noi nel corso di questi anni e a chi non trovandosi in sintonia con il nostro modo di procedere ci ha lasciati: auguro loro sinceramente di trovare il modo per servire comunque i bisognosi. Va infine un grazie ai nostri benefattori per il sostegno che ci offrono e pure ai bisognosi che ci hanno dato fiducia facendosi aiutare da noi. Grazie infine alla comunità di suor Elvira per avermi fatto capire e accettare che mi dovevo fidare di Chi in quel crocevia in mezzo ai monti Herzegovina mi aveva fatto incontrare quei compagni di cammino, e che tutti abbiamo seguito quel desiderio e quell’intuizione.

Beppe Mambretti