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Carissimi Benefattori, amici e volontari de La carovana del sorriso e carissimi legislatori ,

credo sia doveroso per tutti noi iniziare un’opera di verità e di chiarezza che ci deve contraddistinguere, visto che abbiamo a cuore il bene e la vicinanza agli ultimi.

 

In nostro tempo di disperazione sociale diffusa è vittima di coloro che fanno lucro sui bisogni, se non un vero e proprio business, non da ultimo il traffico assisto pilotato dei disperati nei nostri mari, compreso quello di minori non accompagnati favorendo così grosse organizzazioni che con il volontariato nulla hanno a che fare se non quello di trincerarsi dietro gli slogan di solidarietà e accoglienza. A questo va aggiunta una classe politica impoverita nei valori e incapace di rendersi autorevole e, essendo priva di temi proposte e programmi capace solo di slogan, gioca con i media creando in momenti di crisi e difficoltà una vera e propria guerra tra i poveri, guerra nella quale cadiamo tutti più per pancia che per cervello, perché è più bello prendersela con il disperato piuttosto che con lo speculatore o lo sfruttatore. Voi non immaginate che male mi faccia, e che male faccia all’associazione, vedere nostri amici, pellegrini e addirittura volontari postare articoli che inconsapevolmente inneggiano alla guerra dei disperati, senza essere consapevoli che tutto ciò privilegia i beneficiari senza argomenti di entrambe le sponde di pensiero.

 

Da tempo, anzi da quando esiste, la nostra associazione si è responsabilizzata nell’aiutare e far crescere nel nostro piccolo le persone nelle loro terre, nella consapevolezza che i fiori e le piante migliori crescono, fioriscono e danno i migliori frutti nelle terre di nascita. Siamo intervenuti con programmi didattici di crescita  a Doboj in Repubblica Serba di Bosnia, dove le iscrizioni degli studenti in pochi anni alla Scuola di Medicina locale sono passate da 50 a 400 unità; in Tanzania abbiamo trovato 13 bambini in una casa di 70 mq, abbandonati al loro destino, e oggi vivono in una casa degna di questo nome e, grazie ai nostri benefattori, possono essere curati e assisti nel percorso scolastico, fino a quando la loro capacità e il loro meriti glielo permetteranno, senza alcun limite, quindi dall’asilo all’università, evitando così il destino di tanti loro fratelli conterranei destinati a fare gli scherpa alla ricerca e al trasporto d’acqua per il fabbisogno quotidiano.

 

Oggi siamo colpiti dall’informazione e dalla politica che criminalizza le organizzazione non lucrativa di utilità sociale (onlus), Organizzazione Non Governativa (ong), etc, facendone di tutta l’erba un fascio e, mai come in questo momento, dobbiamo sentire il bisogno di distinguo e di verità non tanto per noi e per il nostro piccolo impegno, ma per tutto quel volontariato silenzioso che assiste i disabili, gli anziani, le persone sole e i malati, per non parlare dei volontari della protezione civile e il lavoro sussidiario nei territori. Basterebbe guardare qualche numero o statistica per rendersi conto che senza questo mondo l’Italia si fermerebbe veramente. Non possiamo più accettare la criminalizzazione generale di tutto questo: la reazione migliore è quella di continuare a chiedere a tutti di distinguere il volontariato dall’affaire immigrazione. Continueremo a chiedere alla classe politica di riformare il terzo settore, con l’istituzione di albo nazionale serio e controllato dove:

• chi ha un alto giro d’affari venga ben distinto da chi fa volontariato in modo nostrano come noi

• chi fornisce servizi a ong o onlus non finanzi o faccia donazioni a fondazioni politiche (dovrebbe essere il contrario)

• i piccoli vengano aiutati e semplificati nella burocrazia

• venga fatto uno screening sui modelli di operato delle onlus tra chi aiuta e chi fa cultura, perché in quest’ultimo settore per esempio vengono mascherati i centri massaggi

• non esiste che il 5 X 1000 venga elargito in termini di milioni di euro ai pochi e che gli stessi utilizzino la pubblicità a pagamento per incrementare questo strumento e i piccoli ricevano cifre talmente esigue da non potersi pagare nemmeno il commercialista per avere una contabilità in regola. Affermo ciò con di il dispiacere di aver dovuto chiudere il settore odontoiatrico per non incombere in sanzioni più grosse delle nostre forze reali, in quanto nessuna legge internazionale e nazionale veniva a tutela di una piccola associazione come la nostra. In ogni caso non ci tireremo mai indietro nel porgere la mano a chi ci chiederà aiuto, in tutto ciò che è crescita per loro nella consapevolezza che è crescita nello stesso modo per noi.

 

Questo dovevo a tutti voi, stanco di vedere generalizzare gli sforzi reali da quelli degli opportunisti. Andiamo avanti!

 

Il vostro presidente, Beppe Mambretti