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Rientro da questa missione molto provato. Un’infezione mi ha infatti costretto a restare qualche giorno in più del previsto in Tanzania. Ma questo non poteva certo esimermi dall’esprimere qualche riflessione sulla scelta di fermare le nostre attività – per le quali anche mentre vi scrivo mi trovo  sommerso dalle scartoffie di una burocrazia lacerante -, per diluire progetti, benefattori, volontari, un’intera comunità umana, in un nuovo soggetto senza fronzoli e protagonismi di sorta. Ché, spesso, le luci della ribalta hanno colpito anche chi scrive, mentre la concretezza, l’attenzione reale ai bimbi, alla loro condizione e alla loro prospettiva di futuro, vengono al primo posto.
La scelta era caduta su Mission Bambini considerandone la gestione oculata e certificata  dei conti. La riprova l’abbiamo avuta nella formulazione dell’istruttoria finalizzata a far sì che il nostro progetto fosse accettato. E’ qui che mi sono reso conto che nei dodici anni del nostro dilettantismo, pur pieno di tanto cuore, spesso ogni nostra iniziativa ha rischiato di essere fine a se stessa. Andavamo 6000 chilometri lontano da casa senza conoscere storia, cultura, progressi di una terra e pensavamo che il tutto (lo dico a me per primo) si completasse con il selfie e la raccolta fondi successiva. L’arrivo di Maria Torelli di Mission Bambini a Mabilioni, insieme allo staff di progetto che ha deciso senza indugi di esserci a prescindere (Maruscka, Jeanette ed io), ci ha confermato il tutto spiegando a noi, ma soprattutto agli utenti finali di quest’opera, che il primo motivo della nostra presenza è  la vita dei bimbi. Vita che deve migliorare in qualità, anzitutto attraverso l’istruzione che è la leva fondamentale di un processo di crescita.

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Abbiamo sentito Maria  porre domande, affrontare questioni, discutere impostazioni, ma soprattutto suggerire soluzioni frutto dell’esperienza di chi non solo ha grande intelligenza della realtà e alle spalle una grande organizzazione, ma anche grande cuore e tanta voglia di venire incontro alle persone. Le comunità di Mabilioni e di Gunge oggi, grazie allo sforzo di Carovana,  si trovano strutturalmente in grado di ”camminare”.

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Gli interventi di ultimazione dell’opera sono stati tantissimi e voglio ricordare i principali, oltre alla cospicua manutenzione: un dormitorio buovo,  una recinzione di migliaia di metri con quattro cancelli in ferro battuto, la ristrutturazione e la modifica della “cucina di Ricky”, il rifacimento di due cucine, le attrezzature di cui è stata dotata piazza Italia, le  panche e lavagne all’asilo Masai e tanto altro ancora.

I nostri benefattori contatti uno ad uno ,ci saranno sempre,singolarmente o in gruppo (vedi gli amici del ”Gruppo Carovana Sardegna” che sosterranno le spese vive del Rossana’s Pre School Masai) . Continueranno, tramite adozioni a distanza e donazioni, a sostenere il Charity Village, senza dimenticare le spese di almeno quattro dei 25 ragazzi ormai universitari .

E poi ci saremo ancora noi, spogliati di ogni grado, etichetta, gallone o medaglia: quelli che in 12 anni non hanno mai mollato, quelli che non sono saliti mai sul palco, quelli che come chi vi scrive sul palco c’è stato troppo, quelli che erano dietro le quinte a sudare e quelli che magari non sudavano ma ci invitavano anche nei momenti difficili ad andare avanti. Un percorso, ripeto, che non è durato una pandemia, ma ben dodici anni.
La Storia ci ha decimato, diviso, separato o reso paralleli tanti percorsi… Ma la nostra storia in particolare ha un segno che non è quella dei selfie, ma dell’orgoglio di aver trasformato una terra arida in villaggio di speranza, degno di chiamarsi tale e i fatti vanno al di là di ogni parola. Di aver fatto ripartire un dispensario con un medico 24 ore su 24, di aver donato quel che occorreva, ma anche di aver individuato e affidato a chi a questi sacrifici poteva garantire un futuro senza perdere la possibilità di continuare a esserci, ma integrandoci e interagendo per ottenere il meglio.
Il primo riconoscimento per tutto ciò ci è arrivato proprio da Mission Bambini conferendo al progetto numero 1650  il titolo “Una carovana del sorriso per I bimbi di Tanzania”. Il segno che la storia non finisce, ma anzi continua.
Beppe Mambretti
Volontario di Mission Bambini
Già Presidente e Fondatore de’
“La Carovana del Sorriso Odv”